Domenica 18 Settembre 2005 - Libertà
«In Galleria i quadri donati alla Curia»
Da Squeri a Fugazza reazioni positive, ma monsignor Ponzini boccia l'idea: «Il posto per il lascito è nel museo diocesano»
«In Galleria i quadri donati alla Curia»
La soprintendente Damiani propone la soluzione Ricci Oddi
E se la costituenda cittadella dell'arte, formata dalla Galleria d'arte moderna Ricci Oddi in via San Siro e dal vicino palazzo ex Enel in via Santa Franca, aprisse le sue porte ad accogliere anche il lascito di quadri e sculture del '900, donati da un benefattore alla diocesi? La proposta, che alla Ricci Oddi potesse essere ospitata la collezione di arte moderna e contemporanea destinata da un privato alla curia, è giunta da Giovanna Damiani, soprintendente per il patrimonio storico e artistico di Parma e Piacenza, nel corso del convegno per il decennale dell'associazione Piacenza musei svoltosi a Palazzo Farnese. Durante il suo intervento sul presente e le prospettive dei musei piacentini, la Damiani ha avanzato quest'idea, che andrebbe nella direzione di «sostenere un'identità specifica, museo per museo». Nonostante la diocesi non abbia ancora ufficialmente presentato al pubblico la donazione, tra gli artisti dovrebbero comparire protagonisti del '900, come Morandi, De Pisis e De Chirico, comprati dal donatore direttamente dai pittori.
È però anche vero che in più occasioni era emersa come ipotesi di collocazione del lascito l'edificio Portici, prospiciente il Collegio Alberoni, nell'eventualità che vi trovasse casa anche il futuro museo diocesano. D'altra parte è noto come sia in via di definizione il destino del palazzo ex-Enel, di proprietà della Fondazione di Piacenza e Vigevanoimpegnata nel recupero funzionale dell'immobile. Lo scorso luglio, durante le audizioni in Provincia e in Comune, il presidente Giacomo Marazzi si era limitato ad accennare a contatti in corso con la Ricci Oddi e gli enti locali, che in questi giorni abbiamo interpellato su come valutassero la proposta della soprintendente. Sia gli assessori alla cultura, Alberto Squeri (Comune), che Mario Magnelli (Provincia), e infine il direttore della galleria, Stefano Fugazza, hanno sottolineato la premessa di voler naturalmente rispettare le scelte dei legittimi proprietari della collezione, cioè la diocesi, e dell'edificio, ossia la Fondazione, e di non volere sostituirsi ad essi. Detto ciò, Squeri ha giudicato l'idea come valida: «Certamente valorizza il luogo, ma andrà verificata la disponibilità dei proprietari e la fattibilità. Quest'opportunità completerebbe il progetto scientifico e culturale della galleria». Fugazza osserva, come opinione personale: «L'ipotesi si proporrebbe in continuità con la Ricci Oddi», ma se i proprietari fossero di opinione diversa, suggerisce eventualmente esposizioni temporanee delle opere del lascito. Magnelli ritiene prioritario consentire al più presto una fruizione pubblica della collezione: «Rispetteremo le decisioni dei soggetti proprietari. L'importante è lavorare tutti insieme per trovare la soluzione migliore». Meno possibilista monsignor Domenico Ponzini, responsabile ufficio beni culturali della diocesi: «Nel palazzo Fondazione
non c'è spazio a sufficienza. Inoltre, il lascito non può essere disgiunto dal museo diocesano, anche per motivi di carattere gestionale. Più fattibile il discorso per mostre temporanee». L'ipotesi della soprintendente racchiudeva considerazioni anche di carattere museografico, sulla migliore valorizzazione delle opere in un unico polo incentrato sull'arte moderna e contemporanea. «La donazione però - è il parere del critico Vittorio Sgarbi - si configura come emergenza specifica per la città di Piacenza e può ben collocarsi anche in un museo eterogeneo, accanto alle raccolte diocesane. Un caso analogo lo si può vedere nella Fondazione Tito Balestra a Longiano, nel Forlivese».
Anna Anselmi