Lunedì 12 Settembre 2005 - Libertà
Si è spento Gian Carlo Mazzocchi, una vita tutta al comando
Aveva 78 anni, era ricoverato a Pavia. Economista della Cattolica ha guidato la Fondazione fino al marzo scorso.
L'addio al professore-banchiere
Piacenza - Cattedratico, economista, banchiere, ricercatore, saggista. Uomo di scienza e di cultura. E di potere, potere per le cariche istituzionali ricoperte ma anche per l'assiduo ruolo di consigliere della politica, quella ai più alti livelli. Gian Carlo Mazzocchi è stato un piacentino illustre, illustrissimo, uno di quelli che più hanno contato negli ultimi 40 anni. È morto ieri mattina, al San Matteo di Pavia, l'ospedale dove da qualche settimana era ricoverato per l'aggravarsi di una malattia che già da tre mesi aveva raggiunto il suo stadio terminale. Aveva 78 anni.
Dal '91 il suo nome era un tutt'uno con quello della Fondazione di Piacenza e Vigevano. Ne è stato presidente da quando è nata fino alla primavera scorsa, ininterrottamente per tre mandati. E anche per il quarto la sua candidatura era sul tavolo. Poi le cose sono andate come sono andate, con quello scontro politico-istituzionale che ha scosso non poco i “palazzi” della città e che ha visto uscire vincitore Giacomo Marazzi, l'altro contendente, che dal 20 marzo siede al vertice di via Sant'Eufemia.
Un'uscita di scena certamente malinconica per una figura che per 14 anni ha retto senza tentennamenti, manu militari si potrebbe dire, la cassaforte dei piacentini (400 milioni di euro di patrimonio), nata da una costola della Cassa di Risparmio nelle sue varie versioni, prima di Piacenza, poi di Piacenza e Vigevano, infine di Parma e Piacenza. Un piglio decisionista che, tra i tanti elogi, gli ha procurato parecchie critiche.
Critiche non circoscritte peraltro alla Fondazione: Mazzocchi è stato tra i registi di tutte le grandi operazioni di riassetto della Cassa di Risparmio, quando Piacenza si è fusa con Vigevano e poi, nel '93, con Parma, operazioni che ha vissuto dalla plancia di comando dell'istituto di credito e per le quali è stato oggetto di vibranti attacchi (v. altri articoli in pagina).
Proverbiale, in questi casi, il suo atteggiamento. Mai scomporsi, la regola aurea, lasciare che il polverone polemico si chetasse e far parlare i fatti che tanto avrebbero dato sempre ragione a lui. Uno stile di riservatezza che, secondo molti, ne faceva l'Enrico Cuccia piacentino. In realtà, Mazzocchi, a differenza del padre-padrone di Mediobanca, era capace di grande loquacità e affabilità. In privato certamente, ma anche in pubblico e persino con la stampa se lo si sapeva prendere per il verso giusto.
Non gli mancava il gusto della battuta, sempre intelligente, da quelle bonarie quando all'auditorium di via Sant'Eufemia introduceva i prestigiosi conferenzieri ospiti dei “Giovedì della Fondazione” a quelle sferzanti con cui entrava nelle polemiche per togliersi i sassolini dalle scarpe.
Prima che alla Cassa e alla Fondazione, il nome di Mazzocchi è stato indissolubilmente legato all'università, la Cattolica di Milano, dove dal '63 ha insegnato Politica economica e finanziaria. Del pensiero economico di stampo cattolico è stato uno dei massimi interpreti. Negli anni 60', '70 e '80 la politica si è sistematicamente servita del suo contributo scientifico, quella riconducibile all'area democristiana, in particolare la sinistra Dc, con la quale Mazzocchi sentiva la maggiore affinità. È stato consulente economico di governi e di vari ministri, ma anche rivestito cariche in organismi istituzionali di primario livello come il Cnel (Consiglio nazionale dell'Economia e del Lavoro).
E l'università Cattolica gli renderà il commosso saluto quest'oggi con la camera ardente allestita nella sede centrale di Milano, in largo Gemelli. I funerali dovrebbero essere mercoledì, sempre in Cattolica, sempre a Milano, la città dove Mazzocchi, cresciuto e rimasto fino a 19 anni in pianta stabile a Piacenza (in via Roma l'abitazione), ha poi trasferito la sua residenza e ha messo su famiglia con la moglie Mariangela, che oggi lascia insieme ai quattro figli, Matteo, Cecilia, Giovanna e Federica.
La comprensibile riservatezza che ieri ha circondato la scomparsa, rende incerto il come e il quando, ma è assai probabile che una celebrazione funebre sia in programma nei prossimi giorni anche all'ombra del Gotico.
Gustavo Roccella