Lunedì 12 Settembre 2005 - Libertà
Il ricordo
Girometta e Molinari divisi nei giudizi
guro) Tanti estimatori, ma anche contrappositori di Gian Carlo Mazzocchi. Tra questo ultimi Lino Girometta, a lungo consigliere provinciale di An (oggi libero professionista e manager in varie società), distintosi per tante battaglie polemiche contro il professore-banchiere, a partire da quella sulla vendita delle azioni della Cassa di Risparmio da parte della Fondazione. Giudizi critici che ribadisce anche oggi, pur dicendosi «dispiaciuto» di essere chiamato a farlo in un'occasione come questa, «ma in una città in cui l'ipocrisia abbonda è giusto che ci sia almeno qualcuno che si distingue». «Non c'era una cosa di quelle che ha fatto che mi sia piaciuta», attacca: «Ero fieramente contrario all'unione della Cassa di Piacenza con Vigevano, a quella che giudico un'incorporazione di Piacenza in Parma e poi alla conduzione e all'attività della Fondazione. Lo dico con tutto il rispetto della persona, con la grande ammirazione per l'intelligenza abilissima e un dispiacere sincero per la sua dipartita». Tra gli estimatori va annoverato Giuseppe Molinari, a lungo direttore amministrativo dell'università Cattolica, poi passato con la stessa carica al Politecnico di Milano: «Lo conoscevo dagli anni '70, ho avuto oltre 40 anni di rapporti con lui da quando era giovane professore in Cattolica a Milano, poi ho continuato ad avere contatti quando era presidente della Cassa. Ho sempre apprezzato l'acutezza della sua intelligenza, la vivacità e la capacità di trasmettere i suoi valori ai suoi allievi. Ma è stato anche un uomo concreto e operativo, di gestione. Ho potuto confrontarmi con lui quando abbiamo avviato il polo universitario di Piacenza, lo abbiamo sostenuto entrambi e in lui ho visto una prudenza tipica piacentina: capiva che era necessario aprire Piacenza all'Università però entrava nel merito delle scelte e dei problemi che erano grandi. E questo lo ha sempre saputo fare con grandi capacità manageriali. Qualche volta mi sono anche scontrato con lui, così come quando ero nel cda della Fondazione, ma poi era capace di riconoscere le ragioni altrui. Per me era comunque un punto di riferimento».
gu.ro.