Lunedì 12 Settembre 2005 - Libertà
«Il polo universitario l'ha portato lui»
Vaciago commosso: la sua grandezza si misura dai tanti allievi di prestigio
È unanimemente riconosciuto come il suo “delfino”, una delle persone che, al di fuori dei familiari, più gli sono state vicine. Ieri Giacomo Vaciago è stato tra i primi ad apprendere della scomparsa di Gian Carlo Mazzocchi. Tante cose lo legano all'ex presidente della Fondazione, a partire dalla comune militanza accademica alla Cattolica, entrambi sul fronte delle discipline economiche. Del resto l'ha imparata da lui, Vaciago, l'economia: «Ciascuno di noi», dice parlando del suo maestro, «vale per la qualità degli allievi che ha, e Mazzocchi credo che come nessun altro in Italia abbia prodotto tanti altri professori, decine di professori italiani che oggi sono in cattedra in tutta Italia, non solo in Cattolica. Un numero impressionante». Un filo rosso, l'università, che profondamente lega Mazzocchi a Piacenza, ne testimonia il suo grande impegno per la terra natìa, annota l'ex sindaco. «Se devo scegliere una delle tante cose che ha fatto per la sua città, penso alla crescita del polo universitario, Cattolica e Politecnico. Quanto teneva ad avere qui non un'università qualunque, ma di serie A, fra le migliori che ci sono in Italia». E ancora sul tema: «Le riveste dirette e i libri da lui curati sono un'infinità, il suo contributo alla ricerca e alla scienza è stato enorme. Riviste prestigiose, libri scritti o fatti scrivere. La prima dote di un professore non è fare, ma aiutare gli altri a fare e Gian Carlo ha avuto un'infinità di allievi che ha aiutato a far pubblicare un'infinità di cose in Italia e in Europa. Aveva una grande capacità di fiutare le cose che sarebbero state importanti, una dote eccezionale. In un'università dove tanti sono i mediocri, lui non lo è mai stato, fin da ragazzo». Dalla cattedra alla politica. «Non l'ha mai fatta in prima persona, ma ha aiutato i politici a capire, tanti ministri nell'area cattolica in particolare, specie della Cisl e della sinistra Dc, da Pastore a De Mita. Era relatore a convegni, dava consulenze, sulla politica dei redditi, del lavoro, insomma sui temi tipici della sinistra cattolica, di quelli che fanno politica ma hanno anche un'anima». Centrale la fase di inizio anni '60, quando si aprì la stagione del centrosinistra: «Ebbe un ruolo molto importante nell'apertura dei cattolici alla sinistra, un ruolo forte per la crescita del paese». C'è spazio anche per un ricordo più privato: «L'ho conosciuto 63 anni fa, quando sono nato, abitava nella mia stessa casa, in via Roma. Il nostro rapporto? Sempre ottimo, spiritoso e rilassato, si usciva a cena, si stava insieme con grande simpatia reciproca. Gli volevo molto bene».